MotoGP: l’università della moto salverà la Yamaha?

Questa settimana ritornato le motorette della MotoGP e non in circuito qualsiasi, ma ad Assen. I grandi appassionati di motori si ricorderanno quanti gran premi sul circuito olandese si sono svolti il sabato, tradizione ormai abolita.

Il circuito di Assen è tradizionalmente chiamato “l’università delle moto”, poiché è un circuito molto complesso ricco di curve veloci che esaltano il talento del pilota. Nel corso delle ultime stagioni, però, sono state realizzate una serie di modifiche che hanno leggermente rovinato il circuito; queste però non hanno mai tolto il fascino che provoca ad ogni singolo pilota e tifoso ogni qual volta riescono a calcare quel tracciato.

Il team che sarà maggiormente sotto i riflettori in Olanda è la Yamaha. Il team giapponese, nonostante abbia tre sui piloti nelle prime quattro posizioni in classifica mondiale, non sta passando un periodo facile.

La M1 non è nata sotto una buona stella e la Yamaha non è riuscita a trovare delle soluzioni per rendere meno gravosa la situazione ai piloti. Al momento Rossi e company sono nelle posizioni che contano solo perché i piloti Ducati e lo stesso Marc Marquez hanno commesso tanti errori.

Il morale di Vinales e Rossi certamente non sarà alle stelle questo weekend. Il motivo?

Perché nei test svoltisi a Barcellona la Yamaha non è riuscita a portare degli aggiornamenti, specialmente sull’elettronica, utili. Lo stesso Rossi alla fine dei test aveva dichiarato che la Yamaha aveva portato delle novità che non erano adatte a risolvere i problemi.

 

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Problemi di elettronica

Come detto il problema del team giapponese è l’elettronica, componente non di poco conto per le moto moderne. Serve a far sì che in ogni settore della pista ci sia la potenza giusta nella moto.

Cosa significa questo?

  • Se c’è poca potenza: la moto non avanza (questo si verifica anche quando c’è troppa energia.)
  • Se c’è troppa potenza: la moto si impenna e costringe il pilota a diminuire la potenza con l’acceleratore, oppure spreca tale forza con lo scivolamento della gomma posteriore (Yamaha). Inoltre quando c’è troppa potenza la moto è instabile, ergo si innescano una serie di azioni come cambio di traiettoria, problemi i frenata etc.

La Yamaha, dunque, non è riuscita a sviluppare i software come hanno fatto Ducati e Honda.


Ritorno alle origini per Rossi

La Yamaha ancora non ha vinto nessuna gara in questa stagione e l’ultima vittoria risale al lontano 2017 proprio ad Assen, vinta da un certo Valentino Rossi.

Il pilota italiano ha sempre amato questa pista e ha ottenuto diversi successi ad Assen.

Se il team giapponese non dovesse vincere la gara domenica, stabilirebbe un nuovo record di digiuno di vittorie.  Vedremo se sarà Rossi a scongiurare tale record, così come aveva fatto più di 10 anni fa.

Rossi inoltre è stato proprio il pilota che aveva messo a fine il lungo digiuno di vittorie in MotoGP, iniziato nell’ottobre del 2002 e terminato proprio con la vittoria di Rossi in Sud Africa nel 2004.

L’anno scorso il campione di Tavullia aveva superato i problema della sua M1 e aveva vinto con l’orgoglio su un pista che fa vincere solo i piloti di talento, non piloti con buone moto. Solo questo weekend scopriremo se Rossi riuscirà a replicare le prestazioni dello scorso anno.

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Nicoletta Floris

***NON COLLABORA PIÙ CON F1inGenerale*** Studentessa di economia appassionata al mondo del motorsport (specialmente Formula 1 e MotoGP). Blogger della pagina Instagram (laragazzadelmotorsport).