MotoGP | Suzuki, come è stato possibile creare una moto da mondiale in 6 stagioni

Come ha fatto la piccola casa di Hamamatsu ad arrivare al livello di Honda e Yamaha in sole sei stagioni? Vediamo alcuni momenti e alcune persone fondamentali nella riuscita di un progetto che ha fatto arrivare la Suzuki a giocarsi il mondiale di MotoGP.

 

Suzuki mondiale MotoGP
Credits: Suzuki Ecstar

Se Joan Mir e Alex Rins si trovano in testa al mondiale MotoGP è grazie ad una Suzuki che durante l’anno si è dimostrata la moto più completa e bilanciata. A differenza delle altre case la Suzuki non ha subito nessun tracollo su nessuna pista, anche se, a parte nell’ultima gara a Valencia, la GSX-RR non è mai riuscita a dominare su nessun tracciato.

Se la Yamaha, principale candidata per il titolo, ha dato mostra di poter vincere facilmente su alcune piste, ha anche fatto vedere dei limiti insormontabili su altre, come ad esempio a Valencia. Durante la stagione la Suzuki si è invece sempre dimostrata competitiva, garantendo ai suoi due talentuosi piloti di trovarsi sempre nelle posizioni di testa. L’affidabilità è poi un altro punto fondamentale per un costruttore che vuole puntare a vincere a fine anno. Anche su questo aspetto, Suzuki ha dimostrato di aver fatto un lavoro eccezionale.

La Suzuki Racing Company

Ma come è possibile che Suzuki, una piccola realtà se messa a confronto dei colossi Honda e Yamaha, si trovi in cima ad ogni classifica del mondiale MotoGP? Prima di tutto, bisogna fare un salto nel 2019, quando venne creata la Suzuki Racing Company, ovvero il reparto corse della casa di Hamamatsu. La Suzuki Racing Company è paragonabile a ciò che HRC è per Honda.

La creazione di questo dipartimento è stata fondamentale per permettere il raggiungimento di questi risultati. Dallo scorso anno la squadra di Davide Brivio può permettersi di prendere decisioni autonomamente, mentre prima doveva sempre fare riferimento ai capi in Giappone. Questo procedimento era lento e faceva perdere tempo prezioso al team di MotoGP. E nelle corse, non si può essere lenti per diventare vincenti.

Davide Brivio

Credits: Suzuki Ecstar

Il primo nome da citare qundo si parla di Suzuki è Davide Brivio. Il manager lombardo è l’uomo a capo di questo progetto vincente. Brivio arriva in Suzuki nel 2013, quando la casa giapponese annuncia il suo ritorno in MotoGP, previsto per la stagione 2015. Davide Brivio è stata la scelta perfetta per creare una squadra competitiva partendo praticamente da zero. Tanta esperienza e tanta passione in parti uguali, hanno garantito a Suzuki ottimi risultati fin dall’esordio. Brivio ha passato gran parte della sua carriera in Yamaha, è stato lui a convincere Rossi a unirsi alla casa dei tre diapason nel 2004, per poi vivere in prima persona il periodo d’oro che ha portato il pilota di Tavullia a vincere 4 titoli mondiali in 7 anni.

I piloti

Sicuramente bisogna iniziare citando Mir e Rins. Sono loro le star del momento, in gardo di guidare i “violini” Suzuki al meglio, portandoli al limite quando necessario e calcolando quando è meglio accontentarsi. Entrambi sono giovani e forti, come voluto da tutto il management di Suzuki per poter creare un progetto di lunga durata. Mir è al secondo anno in MotoGP mentre Rins è al quarto, eppure entrambi sembrano piloti navigati. Hanno stili differenti, ma il giusto mix di esuberanza e ragionevolezza ha garantito a Suzuki di fare bene in ogni gara.

Credits: MotoGP.com

Non dobbiamo però dimenticare chi è arrivato prima di loro, costruendo una solida base per il futuro correndo in Suzuki negli anni passati. Qui bisogna iniziare dal 2015, quando la prima scelta dei piloti ricadde su un esperto del motomondiale, Aleix Espargaro, e su un giovane molto promettente proveniente dalla Moto2, Maverick Vinales.

Il duo spagnolo portò la prima pole, i primi podi e anche la prima vittoria, conquistata da Vinales a Silverstone nel 2016. Dopo di loro arrivò Iannone, ma purtroppo il rapporto tra il pilota di Vasto e la Suzuki non decollò mai. Iannone riuscì comunque a conquistare 4 podi, portando Suzuki fuori dal suo anno più complicato, il 2017.

I test rider e il lavoro “dietro le quinte”

Ci sono poi i piloti che hanno forgiato la moto, macinando chilometri lontano dai riflettori. Un grande contributo qui l’ha dato la Francia: de Puniet e Guintoli sono stati fondamentali nello sviluppo della moto. Il primo è arrivato in Suzuki ancor prima del rientro nel motomondiale. Ingaggiato nel 2014, ha avuto un ruolo importantissimo nella creazione di un mezzo vincente, portato poi ufficialmente per la prima volta in gara nel GP di Valencia dello stesso anno.

Quando Guintoli ha raccolto il testimone lasciato dal connazionale, ha trovato una moto già competitiva, ma ancora da rifinire in tanti dettagli. Il francese con la sua esperienza ha aiutato la Suzuki a portare la GSX-RR al livello delle altre moto e nel corso degli anni si è anche conquistato svariate wild card.

Ci sono poi i tecnici e gli ingegneri, capeggiati da Shinici Sahara e Ken Kawauchi e tutto il team giapponese che sviluppa la moto e studia nei dettagli come migliorarla. Grazie al mix di persone ed eventi che abbiamo visto, la Suzuki nel corso degli anni è diventata la moto migliore del paddock. In pochi avrebbero scommesso sul lavoro di Brivio e del suo team nel 2015, ma oggi, 6 stagioni dopo, la pista da ragione a quei visionari che ci hanno creduto.

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