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F1 | Andrea Stella in esclusiva: “Ferrari e McLaren? Le differenze non sono così grandi”

Nel paddock di Miami abbiamo intervistato in esclusiva Andrea Stella analizzando le differenze tra McLaren e Ferrari e le ragioni dell’addio di Sanchez.

Un weekend di Miami difficile da dimenticare per il team inglese. Lando Norris ha infatti conquistato la sua prima vittoria in F1 e gli aggiornamenti portati sulla MCL38 hanno dato ottimi riscontri. Nei giorni prima della gara abbiamo parlato in esclusiva nel paddock con Andrea Stella, TP McLaren, delle differenze con Ferrari, di David Sanchez e tanto altro.

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Il TP McLaren Andrea Stella e Lando Norris al termine del GP di Miami © McLaren

Nelle ultime settimane abbiamo assistito all’addio di David Sanchez dopo poco tempo dal suo ingresso nel team. Questo ha causato qualche ritardo nel vostro programma di sviluppo?

“Dal punto di vista del ritardo nel lavoro, non ci sono ritardi. L’esperienza di David in McLaren certamente è stata più breve di quello che entrambe le parti si aspettavano. Eravamo pronti ad una collaborazione di lungo periodo”.

“In Formula 1 c’è un processo di continua analisi non soltanto per il miglioramento della macchina. Anche le organizzazioni infatti vanno viste con lo stesso tipo di mindset, con lo stesso tipo di atteggiamento. Bisogna cioè cercare di essere sempre ottimizzati dal punto di vista dell’efficienza e dell’efficacia“. 

“Nel caso di David noi avevamo raggiunto un accordo con lui già nel gennaio-febbraio 2023, prima che in McLaren avvenissero dei cambiamenti importanti dal punto di vista della struttura tecnica e dal punto di vista anche del recruitment. Per esempio abbiamo avuto la possibilità di ingaggiare è Rob Marshall, progettista delle Red Bull per 17 anni. Il contesto si è quindi evoluto nel momento in cui David ha iniziato a lavorare con noi”.


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Quindi, insieme, da subito abbiamo guardato a questo nuovo contesto e ci siamo chiesti se fosse quello giusto anche per David. Lui è una figura molto senior in Formula 1. Ha un’esperienza ventennale, ha una storia di successo nel partecipare al progetto di vetture molto veloci come ha fatto in Ferrari. In alcuni anni infatti, probabilmente, non è la velocità della vettura che è mancata in Ferrari per ottenere dei risultati importanti”.ha continuato il TP McLaren Andrea Stella.

“Abbiamo affrontato il ragionamento su quale fosse la struttura giusta e la posizione giusta in questa struttura, tutto in maniera molto collaborativa. Siamo giunti al comune accordo che i tempi erano importanti perché, per esempio, se si coinvolge un direttore tecnico nel lavoro per il 2026 poi diventa anche difficile rilasciarlo presto perché si porta delle conoscenze. Se invece lo tieni con te tre mesi in più poi diventa meno appetibile per un altro team”.

“Quindi abbiamo in un certo senso analizzato questo in maniera molto accurata. Siamo molto soddisfatti del fatto che David abbia avuto l’opportunità di iniziare in un altro team, cosa che noi abbiamo supportato nella maniera più collaborativa possibile, in un ruolo ancora più senior di quello che aveva in McLaren. Un outcome positivo per tutte le parti.

Stiamo vivendo un momento molto delicato sia sul mercato degli ingegneri, con la vicenda Newey, che su quello dei piloti. Qualora questi cambiamenti dovessero portare Verstappen lontano dalla Red Bull, teme che vi saranno interessamenti per Lando e Oscar?

Siamo realisti, sappiamo che i nostri piloti sono molto forti. Probabilmente la coppia di piloti, già adesso ma certamente in prospettiva, con più potenziale in Formula 1. Anche per questo che li abbiamo blindati dal punto di vista contrattuale per un lungo periodo. Siamo uno dei pochi team che, dal punto di vista del vincolo sui propri piloti, non ha da preoccuparsi per gli anni a venire”.

Tra Lando e Oscar sembra esserci una buona alchimia. Quanto questo fattore aiuta nello sviluppo della vettura? I due tendono a dare indicazioni nella medesima direzione o prediligono vetture di tipologia diversa? 

La collaborazione tra i piloti, intesa in maniera solida e molto estesa, va dall’avere un ottimo rapporto, e quindi contribuire a creare un clima collaborativo, fino alle indicazioni puramente tecniche. Devo dire che siamo fortunati che lungo tutto questo spettro c’è allineamento tra i due piloti“.

“Quando c’è un feedback su come vorrebbero la macchina dal punto di vista del bilancio e delle reazioni, c’è allineamento. Non abbiamo avuto situazioni in cui Lando ponesse la sua enfasi sul bisogno di avere più anteriore e Oscar invece volere più rear end grip. Questo non è mai successo“.

“Allo stesso modo la collaborazione interpersonale tra Lando e Oscar. La collaborazione tra loro due ed il resto del team è tale per cui c’è energia positiva. Questo sia qui in pista, sia quando Lando e Oscar sono in fabbrica. Ogni volta che sono lì ne approfittiamo per portarli a visitare i vari reparti e fare in modo che possono incontrare le persone. Avere piloti come Lando e Oscar è una motivazione per tutte le 850 persone che lavorano in McLaren“.

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Lando Norris durante il GP di Miami © F1inGenerale

Ora è TP del team McLaren dopo un’esperienza in Ferrari. Qual è la più grossa differenza a livello di etica del lavoro? C’è qualcosa che magari dalla Ferrari ha provato a portare in McLaren? 

Anche se parliamo di due team apparentemente molto diversi, uno italiano ed uno inglese, in realtà le differenze non sono così grandi. I team infatti operano sullo stesso calendario, con gli stessi regolamenti tecnici, con le stesse limitazioni di budget, con un numero di persone ed organizzazioni simili. Tutti con lo stesso tipo di obiettivo che è quello di migliorare la macchina”.

“Se vedi anche quando i team portano upgrade, noi li abbiamo portiamo portati qui a Miami, la Ferrari li porterà a Imola. Ci sono tantissimi elementi di similarità”.

“Per me è importante cercare di riflettere ad esempio su quella che è stata la mia esperienza in Ferrari e capire quali sono gli elementi che, nel momento in cui inizi l’esperienza in un team diverso, vuoi portare con te. Quali sono i contributi che vuoi portare a livello tecnico, professionale ma anche umano”.


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Certamente venendo dalla scuola italiana portiamo una scuola dove l’etica del lavoro è basata sul lavorare duro finché non si completa il progetto su cui stai lavorando. In Italia siamo formati per un’etica del lavoro duro, lo chiamerei così. La formazione è molto forte”.

“Ho parlato recentemente in un incontro alla Sapienza e ho avuto modo di reiterare come la formazione universitaria italiana si molto forte. Questo va protetto. Quindi la competenza tecnica come valore, come qualcosa su cui investire“.

“Questi due elementi sono due piccoli esempi di quello che vuoi portare con te andando da un team italiano, come la Ferrari, ad un team inglese. In ogni caso quello che è importante è che in un team si cerchi di lavorare sul creare una propria cultura riconoscibile, un insieme di valori che tenga insieme le persone”.

“Questo però è un lavoro che si fa con le persone che trovi nel team in cui vai a lavorare piuttosto che portarlo tu. È un esercizio che si fa insieme alla squadra e questo come team principal sicuramente è una delle attività più importanti che vanno fatte“.

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