Passionaccia Laverda

L’amore incondizionato per le celebri moto di Breganze spiegato da un appassionato speciale: Pino Fabrizi, con la passione per le Laverda

Passione Levarda

Roma, anni 70. «Tutto è iniziato da mio padre. Capofficina Lancia a Viale Parioli, a dodici anni mi mette davanti a una scelta: andare a giocare a pallone tutta l’estate con gli amici oppure farmi la stagione in officina e ricevere in regalo il Morini ZZ assettato, con il tromboncino e la sella da corsa. Risposta ovvia». Passione Laverda

Parte da lontano la storia a due ruote di Pino Fabrizi, classe cinquantasei, da sempre innamorato delle due ruote. Lo abbiamo incontrato per poter ammirare da vicino alcune delle sue bellissime Laverda e per farci raccontare il suo romanzo motoristico.
A dodici anni non avrei potuto guidare il mio Corsarino…ma erano altri tempi. Unica regola di casa: casco sempre in testa. A Roma il casco non ce l’avevano neanche i celerini…”

Quella passione si fa largo e, non senza sacrifici, arrivano nuovi mezzi. «Ero sempre due anni avanti, a quattordici anni avevo il Corsaro 125, a sedici il 350 Sport”.
Con il diploma arriva una Guzzi 850 Le Mans e Pino comincia a girare a Vallelunga. La moto è pesante e decide di darla in permuta al concessionario Laverda di Roma: Federico Marcellino. Arriva quindi la prima Laverda, il Formula 500, nata per correre.

La vendevano preparata da corsa e consegnavano una cassa con i pezzi stradali. Costava tre milioni e mezzo. Pino, ormai ventunenne, lavora e firma una serie di cambiali, non solo per la moto ma per iniziare a correre proprio nella squadra di Federico Marcellino. «L’amore per Laverda è nato così… per buona colpa di Federico che oggi è sempre presidente del nostro Motoclub Sarma. Dal Formula in poi, le moto di Breganze sono diventate la mia più grande passione».

Nel marzo del ‘78 la prima gara a Misano. Federico Marcellino, chiede nelle libere al suo top rider Corrado Tuzzii di fare strada per due o tre giri al giovane rookie ma le cose non vanno per il meglio. «Tre curve e se ne va. Confrontandomi con un pilota professionista mi sono reso conto subito che io ero un ragazzo che andava forte su strada ma fare il pilota su pista era un’altra cosa”. Da allora ha cominciato a provarci davvero, questa volta improvvisando un Team con l’aiuto del papà, dei due fratelli e degli amici del Motoclub. Si potrebbe scrivere un’enciclopedia sugli episodi epici accaduti in quegli anni. Passione Laverda

Chiediamo a Pino di raccontarcene alcuni. «In una gara ad Imola riesco a farmi inserire in griglia senza tempo e parto dall’ultima posizione. Sul bagnato non andavo male. In partenza ne passo due, poi nel corso di quel primo giro altri e altri ancora. Mi avvicino alla Rivazza e vedo due piloti che procedono lentissimi. Mi appresto a passarli ma vedo i marshall del circuito scappare di lato…ma che succede? Mi avevano visto arrivare troppo forte. Vado a pinzare ed effettivamente perdo l’anteriore e parto come un missile…non mi fermavo più nel fango. I marshall invece di soccorrermi mi urlano: levati! Almeno in dieci mi avevano preso come riferimento in staccata…io ero fra le nuvole e loro peggio di me. Una moto sopra l’altra! L’hanno finita in sei quella gara». Passione Laverda

Quell’anno Pino fa altre garette poi deve partire per il militare, naturalmente senza separarsi dal suo Formula 500. Con l’amico meccanico Piero Canalis la riporta quasi alla versione stradale. «Quell’anno vado in Sardegna con gli amici del Motoclub. Sull’Orientale Sarda, passiamo davanti ad un bar bazzicato da un sacco di motociclisti. L’amico Sandrone, che è un burlone, passa e manda a quel paese due con una Honda 500 Four. Gli corrono dietro e lo fermano. Arrivo io e Sandrone mi dice: Ti ho organizzato una sfida, ci giochiamo 5.000 lire sulla Cala Gonone – Dorgali”. Pino parte davanti e arriva a Dorgali da solo. Scommessa vinta e soldi incassati, con quei ragazzi ancora a chiedersi di che moto si trattasse.

Finito il militare, con l’aiuto dei ragazzi del Motoclub, da Mimmo a Sandrone, con lo sponsor del negozio di moto dell’amico Ezio Vecchi Geppy, Pino si iscrive al monomarca Laverda.  Passione Laverda
Ci sono ottimi piloti: Tuzii, Ferretti, Broccoli, Brettoni e anche Fausto Ricci che in seguito vincerà una gara del Campionato del Mondo 250.
Pino corre in pista un altro anno, un altro ancora e poi lascia. «E’ che cresci e in gara, pensi che il giorno dopo devi andare a lavorare…pensi che i danni che fai poi li devi pagare! E poi, come tanti altri, non avevo le capacità dei professionisti».

Passione Levarda

Pino il suo Formula l’ha sempre tenuto. Per strada, per diversi anni ancora, si sono sdraiati in tanti per stare dietro a questa Laverda stupenda.
Ma cosa ha rappresentato la moto per quella generazione? Libertà, piacere allo stato puro, il primo interesse. Non c’erano biliardo o discoteche che tenessero. Fumavi qualcosa? Niente più soldi per la moto. E poi comunque con la moto si acchiappava alla grande.
«Mi dispiace che ai ragazzi, oggi, non interessi una passione vera e importante come questa. Ti aiuta nei momenti strani della tua vita, ti dà un obiettivo e la voglia di lavorare. Le strade sono più pericolose ma con i giusti rudimenti di guida si può ridare questa opportunità anche ai giovani. Naturalmente se vuoi fare un po’ il matto c’è solo la pista!”

To be continued…

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Marco Cucchi

Formatore, consulente e coach nel settore automotive, cofondatore di HL Consulting srl, appassionato di Motorsport, autore del libro "Ayrton Senna, io c'ero" Edizioni Acar.