Perché il vivaio piloti italiano sta morendo, e cosa può salvarlo

Non è una esagerazione ritenere Gabriele Tarquini e Alessandro Pier Guidi i piloti italiani di maggior successo degli ultimi anni. Rispettivamente, un mondiale WTCR e WEC a testa. Rispettivamente, 57 e 35 anni di età. Antonio Giovinazzi e Luca Ghiotto sono assurti alle cronache internazionali solo in tempi recentissimi, peraltro portandosi dietro una storia sportiva travagliata. Cosa è successo al vivaio piloti italiano, un tempo uno dei più vivaci al mondo?

vivaio piloti
La situazione attuale appare decisamente desolante. E si noti bene, i manici non mancano, né fra i giovanissimi, né fra quelli già professionisti, ma agli inizi della carriera “che conta”. Si pensi a Lorandi, Malvestiti, Nannini. Si pensi a Cairoli, Pera, Bortolotti. Tutti piloti dal talento innegabile, ma che si trovano di fronte a vari ostacoli sulla strada per il successo. I motivi per cui i nostri ragazzi incontrano non poche difficoltà ad avanzare nel mondo delle competizioni motoristiche sono molteplici.

Le colpe degli operatori del settore…  vivaio piloti

L’interesse del pubblico nostrano nei confronti delle competizioni minori ha avuto un crollo impressionante. Gli autodromi si svuotano per riempirsi solo in occasione di Gran Premi e Minardi Days. In un mondo dove l’informazione è digitalizzata, e quindi di fatto monopolizzata dalle realtà nazionali e internazionali, nessuno scova più sul quotidiano locale la cronoscalata dietro casa, o il racing weekend in provincia. Gli sponsor, non potendo ottenere lo stesso responso di pubblico, guardano altrove. E i piloti italiani sono vittime di un sistema che ha da sempre caratterizzato il mondo delle corse, quello ben oliato del “vil” denaro, che intrinsecamente non ha nulla di vile. Gli operatori del settore nel nostro Paese, però, non hanno fatto nulla per controbilanciarne gli effetti negativi.

Lo storytelling delle competizioni di base più seguite, inoltre, sta facendo di tutto affinché l’interesse per queste categorie continui a crescere. Il risultato è certamente positivo se si guarda al riscontro del pubblico di suddette classi, ma nettamente svantaggioso per tutte le altre competizioni motoristiche, alle quali viene dedicata sempre meno attenzione. Queste ultime, inevitabilmente, scivolano nell’oblio perché nessuno (o quasi) si premura più di raccontarle. Basti pensare ai campionati ricchi di talenti italiani ma ormai riservati ad un pubblico decisamente ristretto. Un pubblico che non può fruire il programma premendo qualche pulsante sul telecomando, ma che il più delle volte si trova costretto a cercare le gare nei meandri del web. vivaio piloti

…E ciò che ne consegue

È proprio così che le competizioni motoristiche italiane possono ora contare quasi esclusivamente sul ritorno d’immagine dato dai campionati monomarca come il Ferrari Challenge e il Lamborghini Super Trofeo, che hanno il merito di aver portato le nostre migliori opere d’ingegneria sulle piste italiane, ma puntano meno di quanto dovrebbero sulle risorse umane del Belpaese. ACI Sport, poi, aggiunge il suo buon carico da novanta frammentando campionati, categorie, e soprattutto eventi, che potrebbero essere assimilati e fatti godere dal pubblico come un’esperienza unitaria. Sotto l’egida dell’Automobile Club corrono ben 23 categorie: ognuna con le sue peculiarità, siamo d’accordo, ma che sono state precedentemente scorporate per pervenire al risultato attuale, decisamente parco di frutti.

Qual è, però, la vera ricchezza del panorama motoristico italiano? Chi vi scrive la scorge, e la vive, nel GT. Il nostro Paese ha sempre prodotto talenti cristallini nelle ruote coperte, e i nostri manici disseminati nei campionati GT internazionali si rendono e ci rendono onore. Il know how sviluppato dagli italiani nella categoria è fondamentale, e non può andare perduto. Poco si può fare affinché questo non avvenga, se la promozione di questi eventi sulla Penisola e dei nostri talenti all’estero viene a mancare. Possiamo solo auspicarci, in attesa di un ritorno ai vecchi fasti di tutte le specialità, che almeno quanto abbiamo di buono non vada perduto. inseguendo velleità di grandezza che, tristemente, non sembrano appartenerci in questo momento. Come si suol dire, “si riparta dal basso”.

Ndr: questo articolo è il primo di una rubrica curata dalle nostre editorialiste Aurora e Martina, che si protrarrà per la durata della pausa estiva dalla F1. Restate con noi!

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.