Perché un appassionato di F1 dovrebbe seguire la Formula E

Tra poco più di un mese, COVID permettendo, inizierà il campionato di Formula E, una categoria che come nessun’altra divide gli appassionati del motorsport tra chi la ama e chi la critica. Tra le file di questi ultimi spesso troviamo i “puristi” della Formula 1, abituati al suono dei motori cilindrici disposti a V, che hanno bollato il campionato elettrico come “poco interessante” più per pregiudizio che per conoscenza. Questo articolo è destinato a loro, con l’intento di smontare i preconcetti e spiegare perché merita seguire la Formula E.

Nyck de Vries - Mercedes Formula E
Foto: Mercedes-Benz EQ Formula E Twitter

In vista del round iniziale a Diriyah, vediamo perché seguire la Formula E.

1 – Strategia

Una delle componenti chiave dello spettacolo della F1 è la strategia che tra gomme, under/overcut e gestione, movimenta la gara e spesso ne decide il risultato. Nella Formula E non è prevista la sosta ai box ma nonostante questo la componente strategica è fondamentale.

In primo luogo, non si conosce il numero di giri della corsa, la cui durata prevista è di 45 minuti più un giro. Questo costringe i piloti a gestire l’energia a disposizione durante la gara. Questa diventa particolarmente emozionante negli ultimi giri quando i piloti sono liberi di sfruttare tutta l’energia rimasta e stravolgono ,in poche tornate, l’ordine di arrivo. Inoltre la possibilità di attivare l’ “Attack mode” uscendo dalla traiettoria o di ricevere il “Fanboost” conferiscono ai piloti diverse cartucce da poter sparare nell’arco dell’E-Prix.

2- Sorpassi

I sorpassi sono sicuramente tra le risposte alla domanda “Perché seguire la Formula E?” di un appassionato di F1 . Le auto da Formula 1 presentano un’aereodinamica molto spinta che le costringe ad allontanarsi dalla vettura che le precede in prossimità di una curva; questo comporta che i sorpassi avvengano principalmente sui rettilinei in zona DRS.

Le auto da Formula E, invece, sono progettate per ridurre al minimo la resistenza all’avanzamento. Per restare incollate al suolo fanno affidamento principalmente sui diffusori, utilizzando degli alettoni molto scarichi. Questa caratteristica, unita alle minori velocità di percorrenza, comporta una quasi completa insofferenza ai problemi di turbolenza. Le auto possano quindi essere estremamente vicine anche in curva e regalano molti sorpassi nei sinuosi circuiti appositamente progettati.

3 – Aggiornamenti tecnologici continui

Se è la prestazione in pista a farla da padrona, ai veri appassionati di F1 piace seguire anche i “dietro le quinte” fatti di innovazioni tecnologiche, componentistica e pacchetti aggiornamenti portati dai vari team nel corso della stagione. Se c’è una cosa in cui nessuna classe può competere con la Formula E è la velocità con cui riesce a rinnovarsi. Le novità che vengono presentate di stagione in stagione sono numerose ed estremamente rilevanti sulle prestazioni. Gli spettatori possono seguire da vicino lo svilupparsi della tecnologia elettrica, destinata in breve tempo ad entrare nel settore automotive e nel nostro quotidiano.

4 – Vincono tutti

Ulteriore caratteristica della Formula E è il fatto che le vetture siano molto simili tra di loro, riducendo il divario tecnologico tra le scuderie. I piloti, invece, provengono da moltissime categorie differenti e mostrano stili di guida del tutto diversi tra di loro. Questo comporta che ogni gara, a seconda delle caratteristiche del tracciato, favorisca uno o più conducenti. Ogni round regala sempre nuove emozioni e garantisce un podio frequentato da personaggi sempre diversi. Basti pensare che la classifica della stagione 2019/2020 si è conclusa con i piloti dal secondo posto al nono in soli 18 punti (una vittoria ne vale 25).

5 – È il futuro delle corse

È inutile girarci tanto intorno, se non siete ancora convinti dai precedenti punti, dovete fare i conti con il fatto che l’era dei motori endotermici è destinata a terminare; la transizione verso l’ibrido e l’elettrico è già iniziata. La tecnologia elettrica è il futuro. A prova di questo più della metà delle scuderie è appoggiata da storici marchi automobilistici che investono ed investiranno sempre di più in un campionato in cui l’avanguardia della tecnologia si fonde con un grande impegno di sensibilizzazione verso i problemi ambientali.

Non so se Jean Todt, mentre definiva i dettagli di questo progetto su un tovagliolo durante una cena con Alejandro Agag il 3 marzo 2011, si aspettasse che questa categoria sarebbe stata in grado di suscitare tanto interesse in poco tempo. Quello che è certo è che, viste le premesse, con gli enormi passi che farà nel breve futuro è destinata ad appassionare un sempre maggiore numero di persone. E poco importa se quello che esce dai prototipi non è il rombo di un V12 ma un sibilo accattivante, è sicuramente destinato a rivoluzionare l’idea che abbiamo delle corse.

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Formula E | Guida alla stagione 7 – Team e piloti

Stefano Lopresti

Classe 1996, appassionato di qualunque cosa abbia almeno un motore e due ruote, cercherò di raccontarvi la Formula E dal mio punto di vista. Nel tempo libero studio ingegneria meccanica.