Pirro: “La mia vita è cambiata, ho dovuto sporgere denunce. Il tifo calcistico è arrivato anche in F1”

Emanuele Pirro, uno dei commissari che ha messo la firma sulla penalità di Vettel in Canada, ha raccontato i motivi che lo hanno spinto a prendere la celeberrima decisione nel corso del GP del Canada nel tentativo di non infliggere la penalità al tedesco. L’ex pilota ha anche descritto quando duri siano stati i giorni successivi alla corsa, tra minacce e insulti.Pirro Vettel Minacce Penalità

Pirro Vettel minacce penalità
Credits: Formula Passion

Emanuele Pirro, a “Domenica Sport” su Rai Radio 1, ha voluto spiegare le ragioni poste a fondamenta della decisione presa ai danni di Vettel nel corso del GP del Canada. Secondo;quanto dichiarato dal commissario, i giudici sono rimasti “senza appigli” nel tentativo di non infliggere la penalità al tedesco: si;sarebbero, insomma, ritrovati con le mani legate. L’ex pilota ha continuato poi raccontando come la reazione dei tifosi italiani gli abbia “cambiato la vita” con le numerose minacce ricevute, per le quali è arrivato anche a sporgere denuncia. Pirro Vettel minacce penalità 




La dichiarazione di Emanuele Pirro

L’ex pilota inizia raccontando quanto ha passato dopo il GP del Canada, ritenendo responsabili anche la stampa e la TV dell’accanimento nei suoi confronti:

” Ho subito una gogna mediatica terribile, non la auguro nemmeno al mio peggior nemico: minacce personali, insulti, sono dovuto anche andare a fare denunce alla polizia, è qualcosa che esula dallo sport e di cui ci si dovrebbe vergognare. E questo è stato anche a causa della stampa che si è fatta prendere dall’emotività e non dalla razionalità […]. Sono state dette tante inesattezze, la nostra televisione che trasmette i GP si è dimostrata molto impreparata.”

 

Pirro continua spiegando come sia stata presa la decisione che ha inflitto i 5 secondi di penalità:

“Il mio ruolo è molto più tecnico di quanto possa apparire all’esterno: da casa i tifosi si mettono le mani nei capelli perchè un piccolo errore comporta la perdita di una vittoria che in realtà;tutto il mondo sportivo, anche chi non tifa la Ferrari, auspicava. Prima di prendere una decisione abbiamo spaccato un capello in quattro: quello che abbiamo dovuto verificare è quanto sarebbe stato facile il sorpasso di Hamilton se non fosse stato costretto a frenare e quanto;la manovra di Vettel fosse volontaria o involontaria con le immagini e la telemetria.

“Abbiamo cercato in tutti i modi di assolvere quella manovra: non c’è stato però, purtroppo, nessun appiglio per scagionarlo. Purtroppo perché questa decisione è stata un male per tutti […]. Ma lo sport è meritocrazia: perciò deve vincere chi si merita di vincere, e queste sono le motivazioni, oltre ad altre, che abbiamo dovuto accettare […] C’è un’intervista che risale all’anno scorso in cui Vettel commentava una manovra, molto simile a quella del Canada, commessa da Verstappen ai danni di Raikkonen […] che gli è costata una penalità di 5 secondi: Vettel ha dichiarato che la penalità presa era giustissima, se un pilota è costretto ad alzare il piede perché un altro pilota ti spinge fuori dalla pista è giusto che sia presa questa decisione”.

Il commissario ha concluso esprimendo il proprio sconforto per le minacce subite, dichiarandosi anche dispiaciuto nel vedere il tifo “calcistico” anche in F1:

“Parlo a tutta l’Italia: certe aggressioni denotano un rancore, un’educazione di basso livello che fanno male. Da domenica scorsa la vita mi è cambiata e non se tornerà mai più come una volta. Sono uno che cerca di fare questo mestiere, non pagato, nel modo più corretto possibile. Io ero orgoglioso che al nostro sport non appartenevano quei tifosi estremisti, calcistici. Ma ormai quando si parla di Ferrari e Valentino Rossi, gli orgogli del nostro paese, il tifo calcistico è presente anche qui.

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Davide Galli

Studente di giurisprudenza e appassionatissimo fin dall’infanzia di Formula 1. Amo qualunque cosa faccia "bruum"