Quanto è caotica la Formula E? Il confronto con Formula 1 e IndyCar

Siamo giunti al Gran Finale della caotica S7 di Formula E, Nick De Vries è in testa al mondiale con ¼ dei punti disponibili conquistati: che differenza c’è con Formula 1 e IndyCar?

Formula E caotica Formula 1 IndyCar

La scorsa domenica notte, durante il primo GP di Nashville IndyCar, una gara caotica con quasi 11 safety car e durata oltre due ore, molti commentatori hanno paragonato la gara e il circuito alla Formula E.

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Sopratutto in vista del gran finale della Formula E a Berlino, nel circuito del Tempelhof, siamo andati a paragonare le stagioni delle tre massime serie a ruote scoperte del mondo, valutando sopratutto quanti punti a disposizione i piloti sono riusciti a racimolare, considerandolo come un indicatore della caoticità del campionato.

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Formula 1, IndyCar e Formula E: le differenze Caotica

Se leggete questa pagina, molto probabilmente siete già degli appassionati; ma a beneficio di tutti riporteremo in breve le differenze tra Formula 1, IndyCar e Formula E.

Formula 1

La F1 non ha bisogno di presentazioni: nata nel 1950, è il massimo campionato automobilistico del mondo.

Le squadre, che sono 10 in questa stagione, devono costruire un loro autotelaio secondo il regolamento tecnico. Le differenze tra l’aerodinamica, le sospensioni e il telaio del miglior team e del peggior team sono dell’ordine di 2-3 secondi al giro.

I motori sono V6 da 1,6 l turboibridi, con un sistema MGU-K di recupero dell’energia cinetica in frenata e il MGU-H di recupero dell’energia termica del turbo. Ci sono 4 motoristi: Mercedes, Honda, Ferrari e Renault. Le differenze tra il miglior e il peggior motore possono contare fino a  oltre 1 secondo al giro, con conseguenze anche sui consumi, l’aerodinamica e il telaio.

Le gare sono tutte da 305 km più il resto di un giro, salvo Monaco che è più breve. Il punteggio è quello FIA: 25-18-15-12-10-8-6-4-2-1, con un punto per il giro veloce se il pilota finisce in Top-10. Si corre su circuiti permanenti e cittadini, tutti in possesso della licenza FIA Grado 1.

Da questa stagione è stata introdotta la Sprint Qualifying, finora solo a Silverstone: si tengono le qualifiche al venerdì per una gara breve al sabato che stabilisce la griglia del Gran premio e assegna 3-2-1 punti al podio.

IndyCar

500 miglia indianapolis indy 500 diretta
Photo: INDYCAR/Karl Zemlin

La storia dell’IndyCar è troppo lunga per essere riassunta in 2 righe… La IndyCar Series attuale nasce nel 1996, ma sono esistiti campionati nazionali a ruote coperte dal 1905.

La serie è ufficialmente monotelaio dal 2012, quando è stata introdotta la Dallara DW12, giunta alla quarta revisione massiccia. I team possono sviluppare assetti e strategie, e possono realizzare in proprio e vendere il gruppo molle/ammortizzatori, fattore fondamentale che differenzia le squadre.

Il cambio è unico, mentre i motori, da 2,2 l biturbo senza ibrido sono forniti da Honda e Chevrolet. La potenza massima è attorno ai 700 cavalli, controllata e ridotta dall’INDYCAR. I motoristi lottano per più potenza, minori consumi, maggiore guidabilità e maggiore affidabilità. Tutto sommato però i due motori sono molto simili in prestazioni.

La serie è caratterizzata dal mix di gare su circuiti stradali, cittadini e ovali. Gli ovali sono la caratteristica più ricordata dell’IndyCar: si corre in questa stagione sull’intermedio veloce del Texas, il corto ma veloce Gateway e ovviamente all’Indianapolis Motor Speedway con la 500 miglia di Indianapolis, evento che vale quanto il campionato stesso.

Le auto infine sono ovviamente molto resistenti agli impatti, e ammettono alcune sportellate: comunque perdere l’ala anteriore è facile, compromettendo la gara.

I punti sono assegnati a tutte le auto classificate, secondo lo schema 50-40-35-32-30-28-26-24-22-20 e così via. In più un punto alla pole, uno per aver guidato un giro e 2 per aver guidato più giri di tutti. La 500 miglia di Indianapolis assegna un punteggio doppio e 9 punti alla pole.

Formula E

Formula E Pagelle Monaco
Credist: Formula E Media Center – Andrew Ferraro / LAT Images

La serie elettrica a ruote scoperte a confronto di questi giganti è ancora nell’infanzia: sta per finire la settima stagione, a cavallo del 2020 e del 2021, con la prima iniziata 7 anni fa nel 2014.

Fin dalla prima stagione l’auto è stata sviluppata da Spark Technologies, in collaborazione con Dallara. Dalla quinta stagione è stata introdotta la Gen2, un’auto molto diversa da tutte le monoposto, e a ruote anteriori coperte. Anche le batterie sono sempre state uguali per tutte, limitate a 54 kWh in questa stagione, per una durata della gara di 45 minuti + un giro.

I team possono sviluppare l’intero gruppo inverter-powertrain-cambio, e anche gli ammortizzatori posteriori. Ci sono 11 costruttori di Powertrain, tra cui Mercedes, Jaguar, BMW, Porsche, DS, Penske, Nio, Audi e Mahindra. La potenza è limitata a 200 kW (273 cv) in gara, e 250 kW in qualifica e durante l’Attack Mode. L’Attack Mode si attiva in gara passando per due sensori, e concede la massima potenza per alcuni minuti. Fa perdere comunque tempo e posizioni, ma è obbligatorio attivarlo il numero di volte indicato dalla Direzione Gara.

Il punteggio è quello FIA, con in più 3 punti alla pole, 1 al giro veloce e uno alla pole di gruppo. Le qualifiche sono effettuate dividendo in gruppi i piloti secondo l’ordine di classifica: i 6 migliori tempi passano poi alla SuperPole.

De Vries in testa con solo ¼ dei punti!

Facendo i calcoli, si trova che il massimo di punti a disposizione per ciascun pilota in Formula 1, IndyCar e Formula E in questa stagione è rispettivamente 289, 650, 390, considerando anche tutti i punti bonus, esclusi quelli “cancellati” della mancata qualifica in Texas.

Formula E caotica Formula 1 IndyCar

Lewis Hamilton, in una stagione in cui è in lotta con Max Verstappen ed è stato fino all’Ungheria l’inseguitore, chiude la sua metà di stagione con il 67,47% di punti cumulati, oltre 2/3 di quelli a disposizione.

Fa meno bene Alex Palou, nella sua stagione di esordio con Chip Ganassi, che chiude 2/3 di stagione con il 63,08% di punti cumulati, comunque un risultato straordinario per una serie con 8 vincitori diversi in 11 gare.

Ma a colpire è Nick De Vries, che si presenta al Tempelhof con la prima posizione in classifica, e appena il 24,359% di punti raccolti, nemmeno un quarto!

La cosa risalta se consideriamo che in F1 l‘ultimo sopra questa percentuale è Charles Leclerc, 7° a 80  punti, e in IndyCar addirittura Sebastien Bourdais, 18° a 160 punti.

18 piloti in lizza per il mondiale a Berlino!

Nel frattempo in Formula E il 18° è Alexander Sims, il pilota della Mahindra è però dentro i 60 punti massimi assegnati a Berlino, e quindi è ancora matematicamente nel mondiale. Limitandoci ai piloti a 25 punti di distacco troviamo Wehrlein, 11° a 24 punti. In Formula 1, manco a dirlo, Norris paga 3 gare di distacco in 11 weekend, in IndyCar Dixon e O’Ward sono quasi a una gara di distacco e Newgarden e Ericcson quasi a 2.

Va considerato che anche nel campionato costruttori Virgin Racing, in testa, ha ottenuto meno di un quarto dei punti disponibili, peraltro senza alcuna vittoria.

Cambiando il punteggio, la situazione non migliora

Abbiamo poi provato a stilare il punteggio secondo regole uguali per tutti: nello specifico il punteggio FIA, con un punto alla pole e uno per il giro veloce, senza doppi punti per la 500 miglia di Indianapolis, e senza contare la Sprint Qualifying, ma solo la Pole.

Formula E caotica Formula 1 IndyCar

La situazione cambia, ma non di molto:

  • L’ordine dei primi 5 in Formula E e IndyCar e dei primi 8 in Formula 1 non cambia.
  • De Vries conquista più di un quarto dei punti a disposizione, il 26,2%, e ha 7 punti di vantaggio su Frijns. La classifica è più “distesa”.
  • In indyCar l’impatto di un sistema di punteggio “alieno” e della mancanza dei doppi punti per la Indy 500 porta Palou al 46,1% dei punti conquistati. Dixon e O’Ward rimangono a un distacco paragonabile, Ericcson paga un inizio di stagione fuori dalla Top-10.

Campionato rivoluzionato con il punteggio stile IndyCar  formula e caotica formula 1

C’è però un’opzione suggerita da alcuni utenti del Web, ed è il punteggio IndyCar per la Formula E… vediamo cosa succede.

Per ragioni di coerenza però non considereremo i ritiri: in IndyCar i piloti sono invogliati a riparare le auto e continuare fino alla fine perché saranno comunque classificati, noi invece assegneremo 0 a squalifiche, mancate partenze e ritiri. Ometteremo anche i punti bonus dei giri in testa.

Formula E caotica Formula 1 IndyCar

I risultati sono decisamente interessanti: Robin Frijns, dando punti a tutti i suoi piazzamenti, è in testa di 29 punti sebbene non abbia mai vinto. Colpisce sopratutto la costanza del pilota dei Paesi Bassi, che è sempre giunto al traguardo. Inoltre Frijns ha segnato il 47,2% dei punti disponibili, un risultato molto più sensato rispetto a prima.

Il pilota della Virgin dovrebbe gestire un margine di 29 punti su Vergne, al momento 12° e quasi fuori dalla lotta per il mondiale, giocando probabilmente di riserva. Solo 6° e a quasi una vittoria di svantaggio De Vries, che paga i 4 ritiri e diverse posizioni di rincalzo. Con Il sistema IndyCar però ci sarebbe un incentivo ad evitare troppi incidenti e a correre fino alla fine.

Anche con il punteggio IndyCar rimangono molti piloti in lizza

In ogni caso notiamo che resterebbero 17 piloti in lizza per il titolo a Berlino, con Sette Camara e Buemì ormai fuori e paradossalmente Bird 17° anzichè terzo con scarsissime possibilità. Colpiscono duri tutte le penalità post-gara, le squalifiche e i ritiri. Colpisce anche come solo nella gara-2 di Valencia ci sia stato solo un ritiro, e a New York gara-2 solo 2, mentre per il resto è stata una strage.

Formula E caotica Formula 1 IndyCar

Successivamente abbiamo anche ricalcolato la classifica classificando anche i ritiri, ma non le squalifiche o le mancate partenze come in IndyCar, una variante che ci è piaciuta di meno perchè sebbene non penalizzi i ritiri per incidente non penalizza nemmeno i ritiri tecnici. La lasciamo al lettore per curiosità.

Aggiornamento: Jean-Eric Vergne sarebbe il campione mondiale 2020/21 di Formula E dopo il weekend di Berlino, battendo Frijns di appena 3 punti e De Vries e Mortara di 11. Cruciali per il pilota DS la pole ottenuta a Berlino e avere sopravanzato il pilota Virgin nell’ultima gara.

Tiriamo le somme: quando un campionato esagera con la competitività formula e caotica indycar formula 1

La Formula E ha avuto uno dei suoi migliori campionati di sempre, eppure la posizione di molti è che risulta estremamente difficile appassionarsi a questa stagione 7. Questo perchè in sostanza non c’è un vero filo conduttore della stagione come la lotta Verstappen/Hamilton o la battaglia Palou/O’Ward/Dixon/Newgarden, e si è giunti al gran finale con 12 piloti e più ancora in lotta. Inoltre le gare, caratterizzate in questa stagione da incidenti in fase di sorpasso e squalifiche per infrazioni tecniche a gara compiuta sembrano a molti delle lotterie.

Sopratutto il format delle qualifiche è finito sotto la lente d’ingrandimento: con tutti i powertrain allineati, è diventato praticamente impossibile per i leader della classifica nel Gruppo 1 passare alla SuperPole, costringendoli quasi sempre a una partenza dalle retrovie con tutte le conseguenze in termini di incidenti del caso. Aggiungiamo anche auto in cui l’aerodinamica conta poco e molto robuste, che invogliano a sorpassi estremi e sportellate.

Certo, può essere interessante un campionato in cui il leader dopo un weekend passa poi a 9° in quello successivo, ma sembra anche molto artificiale. Sopratutto ci si chiede come può diventare interessante un campionato in cui i migliori sono costantemente puniti nell’E-Prix successivo, e il tutto somiglia più al SuperTurismo di 25 anni fa che a una serie di monoposto, con più commentatori che fanno invece il paragone con il Wrestling

Formula E in cerca di soluzioni caotica indycar formula 1

Preoccupa, ma non sorprende se, raggiunto proprio in questa stagione il picco con il Titolo Mondiale, l’entusiasmo dei fan, dei piloti e delle Case Costruttrici sembra già scemare. Al contrario l’IndyCar sta avendo la sua migliore stagione dell’era post-Split, post-2001, con la griglia che sfonderà tutti i record il prossimo anno, mentre la F1 cresce senza freni sui social.

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Quali soluzioni? Sono già allo studio cambi di regolamento sulle qualifiche, con Di Grassi che ha autorevolmente proposto una gara d’accelerazione per stabilire l’ordine di qualifica nei 4 gruppi. Come abbiamo visto, usare il punteggio IndyCar fornisce già un campionato molto più sensato e leggibile, anche se attirerebbe le critiche di molti. La Gen3 sarà inoltre meno robusta della Gen2, scoraggiando i piloti più aggressivi.

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In ogni caso, è necessaria una profonda revisione delle regole: avere un campionato troppo livellato e incomprensibile talvolta può essere perfino peggiore di avere un campionato noioso. Se tutti possono vincere, se non c’è una selezione al termine di 13 gare, allora in apparenza il campionato ha scarso valore e somiglia a una lotteria.

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Francesco Ghiloni

Studente universitario di Chimica e grande appassionato di motorsport, specialmente di endurance.