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Riflessione: il Bern E-Prix non merita la Formula E

La Formula E ha visto la prima edizione del Bern E-Prix, e qualcosa nell’ingranaggio si è rotto. La gara, di per sé, ha vissuto momenti decisamente spettacolari e intensi. Diversi piloti hanno brillato sulle strade svizzere, e il campionato rimane ancora davvero aperto. Tuttavia, è impossibile trascurare un’altra dimostrazione che il campionato non è ancora del tutto all’altezza di quello che il pubblico spera e si merita. Ma dove si sono concentrate le criticità del weekend?

Marco Borgonovo per F1ingenerale.com

La pista Formula E Bern E-Prix

La città di Berna ospita le vetture elettriche per la prima volta, e l’architettura del tracciato desta da subito qualche preoccupazione. La Formula E ci ha ormai abituato a circuiti cittadini stretti. Chi vi scrive, poi, è fortemente convinta che il passaggio agli autodromi (per quanto ineluttabile, prima o poi) è non solo, allo stato dell’arte, insostenibile, ma anche dannoso rispetto alla natura stessa del campionato. Tuttavia, la configurazione di questo secondo E-Prix svizzero è forse troppo perfino per lo street racing duro e puro a cui siamo avvezzi.

La chicane posizionata sul rettilineo di partenza, peraltro fra start e finish, si adatta difficilmente alle considerevoli dimensioni delle Gen2 e soprattutto al naturale svolgimento dell’azione di gara subito dopo la partenza. A dirlo sono anche i piloti, prima e dopo la gara, che evidenziano come l’incidente fosse “inevitabile” (Sam Bird) e destinato a ripetersi (Antonio Felix Da Costa). A favore del circuito rimane la sua notevole tecnicità, con importanti cambi di elevazioni e altre chicane impegnative, ma non impossibili. Un peccato che questo sia stato oscurato, per dirla con le parole di Bird, dall’inevitabile.

La logistica

Un campionato, così come qualunque altra manifestazione sportiva, non è fatto solo dagli atleti e dalle squadre. Il successo dell’evento è dato da chi il campionato lo fa e lo consente: parliamo della stampa, del pubblico, di chi gestisce gli eventi collaterali. Paddock e pit lane separati hanno reso la vita difficile, se non impossibile, a squadre e altri addetti ai lavori. Le distanze da percorrere a piedi in un weekend di gara sono notevoli: contapassi alla mano, nella sua (breve) esperienza la sottoscritta non ha mai racimolato meno di dieci chilometri al giorni. Se, poi, la logistica per la stampa è talmente carente da portare i media allo stremo delle forze, la tentazione di non replicare l’esperienza è forte. Vedere le Gen2 guidate letteralmente in mezzo al traffico cittadino per essere trasportate sulla linea di partenza sarà pure suggestivo e spettacolare, ma non è uno spettacolo degno di un campionato FIA.

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Marco Borgonovo per F1ingenerale.com

La direzione gara

Quella offertoci ieri dai commissari di gara presenti all’appuntamento è stata una prestazione quantomeno discutibile. La valutazione è ancora più severa se la possibilità di vedere quello specifico tipo di incidente era già stata abbondantemente presa in considerazione. La rimozione delle vetture è stata tutto sommato rapida e agevole, considerando l’inesperienza dei marshal, carenti sotto altri profili (vedasi esposizione delle bandiere). Abbiamo visto la direzione gara discutere e tentare di calmare piloti furiosi, giustificati, per quanto mi riguarda, solo dall’adrenalina in circolo nel loro sistema. Abbiamo visto la direzione gara, forse spaventata dal fuoco incrociato ricevuto nelle scorse settimane dai colleghi in Formula 1, impiegare 45 minuti per una decisione che lasciava poco spazio all’interpretazione.

Il regolamento

Ognuno ha il diritto di avere una propria idea sulla correttezza e opportunità del ripristino delle posizioni di partenza dopo la bandiera rossa. Mi limito a esporre la lettera del regolamento, che si determina tramite il processo che il giurista chiama “combinato disposto”. Il regolamento sportivo del campionato definisce le procedure in caso di sospensione della gara all’art. 40. Nello specifico, a interessarci sono i commi 2 e 3, che esplicitamente impongono, all’uscita della bandiera rossa, di ricomporre la fila di vetture in pit lane secondo l’ordine in cui si trovavano in pista prima della sospensione. Formula E Bern E-Prix

L’ordine corretto, però, non può essere semplicemente determinato dal caso o da manovre contro il regolamento. Di Grassi, Massa, Da Costa e chi come loro aveva recuperato posizioni lo aveva fatto tramite il taglio della chicane, vietato in tutte le competizioni FIA dall’International Sporting Code. Chi ha tagliato la chicane, pur non avendo altra opzione possibile, doveva restituire tassativamente la posizione. Quello che, per ovvi motivi, non poteva accadere in pista (bandiera rossa già fuori) è stato, a mio avviso correttamente ripristinato dalla direzione gara. Inadeguata, però, nella gestione dell’autorità.

La Svizzera Formula E bern E-Prix

Nnonostante abbia sfornato piloti di tutto rispetto, la Svizzera non ha alcuna tradizione motoristica. Il motorsport, con sporadiche e tassative eccezioni, è bandito dal Paese dal 1955. Il divieto, che ha avuto un senso all’epoca ma oggi è anacronistico, è nei giorni nostri connotato da una vivissima impronta politica. La carenza logistica generale, le accese proteste della cittadinanza e l’evidente inadeguatezza dell’intero impianto organizzativo messo in moto a Berna dovrebbero essere un forte segnale per il campionato, che infaatti ha deciso di non replicare l’esperienza, nemmeno in un altro cantone.

Si può essere o meno d’accordo con l’utilità ed efficacia della legge ancora in vigore nel Paese (io non lo sono), ma la volontà popolare, che qui è chiara, va rispettata. La Svizzera non vuole la Formula E, e nemmeno la merita. Si spera, a mai più rivederci. Non in queste condizioni.

Pagelle Formula E | Berna ePrix: Le dimensioni contano


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Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.

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