Rubrica Fellon | F1, quando la velocità è tutto

La Formula 1 è sempre stata la massima espressione della velocità, non solo in pista. Nella massima categoria automobilistica la velocità di punta non è l’unica cosa che corre.

A correre in F1 è tutto il mondo che ci gira intorno. Dirigenti, ingegneri, piloti. La sostituzione di Maurizio Arrivabene è quanto di più esplicito si può usare come esempio. Il manager Bresciano subentrato alla guida della scuderia di Maranello in una situazione molto particolare. La gestione di Domenicali aveva trovato non poche difficoltà nel costruire una monoposto competitiva così fu chiamato nel 2014 Marco Mattiacci che non ha migliorato la situazione della scuderia. Durante la sua gestione, la scuderia ha collezionato: 2 podi in 16 GP, un quarto e un sesto posto nella classifica dei costruttori. Numeri che decisamente non si addicono alla scuderia più vincente nel Circus. Così è toccato a Maurizio Arrivabene, proveniente dal reparto marketing della Philip Morris l’onere di risollevare le sorti della scuderia.

GP MALESIA F1/2015 – 29/03/2015
© FOTO STUDIO COLOMBO 

Ecco con lui la storia cambia, in quattro anni la scuderia colleziona 14 vittorie, 61 podi e 12 pole in 4 stagioni. Ma ciò non gli è bastato per guadagnarsi l’amore dei tifosi Ferrari. Abbiamo infatti letto tante, troppe critiche che gli son piovute addosso dopo ogni scelta fatta. il mancato rinnovo è  stato per molti il regalo di Natale posticipato. Ma il precedente illustre Jean Todt dovrebbe far riflettere: il francese nelle sue prime quattro stagioni aveva portato a casa 10 vittorie e 44 podi, per poi aspettare altri 2 anni per la vittoria del mondiale. Forse abbiamo corso troppo?




Altro esempio lampante è ovviamente il tedesco meridionale Sebastian Vettel. Al quattro volte campione del mondo in questa stagione non son mancate le critiche, come non è mancata la speranza da parte di alcuni tifosi di non vederlo nel 2019 alla guida della rossa. La sua stagione, divisa in alti e bassi, ha spinto molti a rivalutarlo solo nell’ottica della seconda parte di stagione, dimenticando tutto il lavoro fatto anche negli anni precedenti.

Fonte: Red Bull

Ma i supporter vestiti di rosso troppo spesso dimenticano il passato. L’altro illustre Michael, dopo aver vinto 2 mondiali (non 4), approda in ferrari in una situazione simile: squadra in difficoltà e tanta voglia di tornare a vincere. La leggenda ci mise 4 anni per risollevare e portare nella storia la scuderia di maranello. I paragoni non reggono, non siamo qui a fare i racconti da bar “ai miei tempi si stava meglio”, ma è solo per mettere in mostra il presente con il gran passato e provar a far capire che alla fine non c’è andata così male.

Il discorso della velocità fuori dalla pista non è da applicare solo alla Ferrari. Tanti sono i piloti buttati in pista che ancora “puzzavano di latte”. Gasly, Vettel, Leclerc, VERSTAPPEN! L’uomo chiave della Red Bull non aveva neanche la patente quanto ha iniziato a correre in F1! A molti altri piloti è andata anche peggio. Che la F1 debba correre è risaputo, ma fino a che punto gli uomini riusciranno a stagli dietro?

 

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Paolo Mellone

Studente di lettere moderne appassionato di F1 ,dei grandi classici della letteratura e NERD incallito.