Rubrica Fellon | Formula inclusive.

Continuano gli appuntamenti con la rubrica nella Rubrica Fellon in cui affrontiamo le incoerenze della massima serie automobilistica. Il tema di oggi è: inclusività e diversità in F1. Sir Lewis Hamilton si è apertamente schierato per una maggiore inclusività nella massima categoria. Ma la F1 è politicamente corretta? Ha davvero bisogno di qualcuno che gli dica chi possa correre solo perché magari viene da una determinata parte del mondo o perché è una donna?

Jean Todt Lewis Hamilton
Lewis Hamilton con Jean Todt. Fonte: AutoMotoriNews.

La storia della F1 parla chiaro: non si tratta di essere bianchi, neri, caucasici o di qualunque altra etnia, l’unica cosa che ha sempre contato è stato il talento. Subito dietro c’è il denaro. Il binomio talento\soldi è senza ombra di dubbio il coefficiente necessario per l’ingresso nella massima serie. Rubrica Fellon

Non basterebbe una vita intera per dimostrare l’ovvietà di questo dualismo, è necessario sottolineare come Mazepin sia arrivato in F1 grazie ai propri soldi e forse per mancanza di talento non ci rimarrà a lungo, al contrario Lewis Hamilton, con un durissimo lavoro e un talento che ormai è leggenda, è riuscito ad emergere nel mondo delle corse sebbene la situazione familiare fosse dignitosa ma di certo non ideale per intraprendere una carriera automobilistica. Ma Sir Lewis non è l’unico, Sebastian Vettel, Kimi Raikkonen, Charles Leclerc allo stesso modo non sono ricchi di famiglia eppure hanno avuto e avranno una lunghissima carriera davanti. Rubrica Fellon

È fatto recente anche l’impegno da parte della FIA a sviluppare programmi di inclusione che puntano a portare piloti “diversi” in F1. A partire dalle ragazze per passare ai ragazzi appartenenti a minoranze o a luoghi poveri del mondo. Ma c’è davvero bisogno di un intervento dall’alto? Con i progetti “Girs on track rising a star” o con la fondazione istituita da Hamilton si cerca quasi forzatamente di rendere la F1 eterogenea, togliendo la prevalenza di uomini bianchi alla guida dei mostri più veloci mai concepiti. A questo punto è logico fare una precisazione: ci sono solo uomini bianchi in F1?

W Series
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Sul fattore “uomini” il parallelismo migliore possibile si potrebbe fare con i piloti italiani in griglia: per quanti anni non ci son stati e perché? difficilmente una risposta può sembrare più scontata: non lo meritavano. Sta di fatto che quando è arrivato un pilota italiano in grado di ottime prestazioni c’è rimasto (per il momento) in F1. Dunque perché non ci sono donne in F1? perché ad oggi nessuna ha dimostrato di meritare un posto in F1.

L’esempio recente di Tatiana Calderón parla da solo: la giovane pilota classe 93 ha raccolto 20 punti in tre anni di Gp3 e nessuno in F2. La Calderón fino a qualche anno fa era considerata l’unica in grado di arrivare in F1… ma i suoi risultati l’hanno frenata non il suo genere. Ad oggi le speranze sono riposte tutte in Jamie Chadwick pilota molto valida ed eclettica che almeno nella Wseries ha brillato e non poco. Rubrica Fellon

Un ultimo discorso legato alle etnie in F1 trova ancora meno spazio d’azione: ci son stati russi, un mauriziano, giapponesi,.thailandesi, sud americani davvero lo spettro delle etnie passate per la F1 è amplissimo.tuttavia come nota Hamilton non c’è nessun pilota di colore oltre lui. Va però sottolineato come ognuna di queste nazioni che hanno portato in F1 un.pilota aveva alle proprie spalle una tradizione motoristica o un intento di pubblicitario forte. Risulta dunque difficile pensare come il continente africano il più indigente in assoluto possa offrire possibilità di carriera da pilota ai propri talenti… ah già dimenticavo Jody Scheckter

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Paolo Mellone

Studente di lettere moderne appassionato di F1 ,dei grandi classici della letteratura e NERD incallito.