Sicurezza stradale, la tecnologia sulle nostre auto: i sistemi attivi

Nel secondo articolo sulla sicurezza stradale osserveremo i dispositivi installati sulle nostre auto, concentrandoci sui sistemi attivi come, ad esempio, l’ABS.

sicurezza stradale dispositivi abs

Da quando esistono i mezzi a motore il tema della sicurezza stradale è sempre al centro delle discussioni. Con l’avvento di mezzi di trasporto motorizzati è aumentato inevitabilmente il rischio ed il numero effettivo di incidenti, causati non solo da disattenzione e mancato rispetto di leggi e norme, ma anche dovuti alla scarsa sicurezza del mezzo in sé.

Nelle ultime decadi, nel Motorsport come nell’automotive, si è giunti alla conclusione di dover migliorare la sicurezza, e ciò è avvenuto tramite lo studio di appositi dispositivi. Tali sistemi sono poi gradualmente stati implementati sulle vetture di serie, attraverso l’iniziativa delle case automobilistiche e di norme comunitarie e nazionali volte ad incrementare la sicurezza delle nostre strade e delle nostre automobili.

Osservando i dispositivi di sicurezza, li possiamo classificare in base al criterio di attività/passività. I sistemi attivi sono quelli che intervengono attivamente per ridurre il rischio di compiere un sinistro. Tra questi troviamo dispositivi come l’ABS, l’ESP, il TCS, l’ISA o la dash cam. Al contrario, come facilmente intuibile, i sistemi passivi sono volti a ridurre le conseguenze di un impatto, tra i quali annoveriamo, per esempio, cinture di sicurezza ed airbag.

Tra i dispositivi attivi osserveremo insieme più approfonditamente ABS e TCS.

ABS: Sistema anti-bloccaggio

Sarà capitato a molti di osservare tra le impostazioni dei videogiochi di Formula 1 (e non solo) l’opzione di attivazione dell’ABS. Il sistema anti-bloccaggio, illegale in F1 in quanto aiuto al pilota, è un’unità di controllo elettronico che impedisce agli pneumatici di bloccare, garantendo così la guidabilità del veicolo anche durante brusche frenate.

Il moderno ABS per autovetture nasce nel 1974 per mano della casa svedese Volvo, nonostante gli sviluppi embrionali partano addirittura dalla prima metà del Novecento. Uno dei primi modelli di ABS fu il Maxaret della britannica Dunlop, provato dapprima sugli aeromobili per poi venire montato anche sulla vettura Jensen FF, definita a suo tempo “l’auto più sicura del mondo” da Sports Illustrated.

Nell’ambito dei motocicli, il dispositivo in questione lo troviamo sperimentato per la prima volta su una Royal Enfield nel 1958. La prima azienda motociclistica ad utilizzare un vero e proprio sistema di ABS è invece stata la BMW nel 1988 sulla K100.

Ma come funziona l’ABS?

Su ogni ruota è posto un encoder il quale, formato da un traduttore ed una ruota fonica, rileva la velocità di rotazione dello pneumatico. In caso di bloccaggio, la centralina comanda la pompa idraulica in modo da controllare la forza frenante.

La vibrazione avvertita sul pedale del freno nel momento dell’attivazione dell’abs potrebbe incoraggiare il guidatore ad alzare il piede istintivamente e diminuire la potenza frenante. Tale comportamento è sconsigliato e controproducente, ma a tal proposito molte vetture sono dotate di un assistente di frenata di emergenza.

Evitando il bloccaggio delle ruote, il dispositivo permette un minimo di guidabilità anche durante una frenata. Impedisce fenomeni come il pattinamento delle gomme e testacoda dovuti al bloccaggio delle ruote, oltre che diminuire il tempo di frenata.

Il sistema in ambito normativo

L’antiblockiersystem è oramai un dispositivo presente sulla maggior parte delle automobili su suolo europeo. È infatti comunitaria la legge che rende, dal 1 gennaio 2004, l’implementazione obbligatoria dell’ABS sulle autovetture prodotte nei confini dell’Unione Europea.

Discorso differente quello per le moto. Sempre in ambito comunitario è stata approvata negli anni scorsi una legge che, dal 1 gennaio 2016, rende obbligatorio l’utilizzo dell’ABS anche sulle moto con cilindrata pari o superiore ai 125 cc. L’ABS è ormai legge, non più un optional per auto e moto di serie. sicurezza stradale sistemi attivi

TCS

Parliamo ora del Traction Control System. Il cosiddetto TCS (o ASR, Anti-Spin Regulation), abolito in Formula 1 al termine della stagione 2007, è una tecnologia invece molto importante ed affermata nell’evoluzione dei sistemi di sicurezza per i veicoli stradali. Il dispositivo è presente anche sui motocicli, con il ruolo annesso di evitare l’impennata (anti-wheeling system).

Ruolo e funzione

Il TCS è un sistema di controllo elettronico che opera con il compito di impedire il pattinamento delle ruote motrici in fase di accelerazione.

Tale aiuto interviene differentemente in veicoli a trazione posteriore, anteriore od integrale. L’obiettivo però è sempre lo stesso: impedire lo slittamento delle ruote, favorita per lo più da condizioni sfavorevoli della carreggiata, come pioggia, ghiaccio o neve.

Come l’ABS, il dispositivo si avvale di un trasduttore e di una ruota fonica, utili a rilevare la velocità di rotazione delle ruote. In caso di anomalie il TCS interviene tempestivamente, nella maggior parte dei casi, per ridurre la velocità della ruota più rapida nel girare. Può operare sui freni, sull’alimentazione del motore o sull’accensione. sicurezza stradale sistemi attivi

Non solo vantaggi

Nonostante sia un’importante assistenza al conducente del veicolo, il TCS può talvolta non essere utile. È il caso, per esempio, di partenza su superfici non compatte come neve o sabbia. In questi casi il pattinamento delle ruote motrici è necessario per partire, a causa dell’aderenza minima. L’intervento del dispositivo in questo frangente sarebbe un ostacolo al movimento stesso del mezzo. I sistemi più evoluti prevedono l’”interpretazione” del terreno o la possibilità di disattivarlo.  Ad ora, tutti i costruttori devono inserirlo per legge, di serie o come accessorio sull’intera gamma.

 

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Francesco Rapetti

Aspirante giornalista, studente di Scienze Politiche all'Università di Genova. Appassionato di Formula 1 fin da piccolo.