Speciale Laverda seconda parte: le moto di Breganze raccontate da Pino Fabrizi

Nella prima parte di questa intervista abbiamo rivissuto con Pino Fabrizi alcuni episodi del suo personale romanzo motoristico. Storie ricche di passione, passaggi esemplificativi dell’Italia a due ruote degli anni ’70 e ’80.  In quella lunga stagione la marca Laverda era al suo massimo splendore e le sue motociclette erano tra le più ambite dagli appassionati. Dopo l’affascinante cavalcata di ricordi andiamo con l’aiuto di Pino a scoprire alcuni dei suoi bolidi.

Formula 500

Il Formula 500 è originale prima serie con il telaio 1846. Ne sono stati prodotti in tutto 150 pezzi tra le due serie. Le prime volte, ai raduni, qualcuno ha pensato che Pino avesse messo quel numero 46 come i ragazzini che tifano Rossi, così ora nei raduni mette sempre un cartoncino che specifica il motivo di quella numerazione. “Di Formula 500 originali ne rimangano pochissime. Altre sono rimaneggiate. La mia è forse l’unica originale al mondo appartenuta ad un unico proprietario”. Per Pino questo Formula 500 è davvero l’inseparabile compagna di una vita. Ora è in configurazione 2° serie, come nel campionato 1980 e successivi.

Laverda

Laverda


SFC 1000

«La 1000 SFC l’ho comprata da una signora che l’aveva vinta a Ok il prezzo è giusto. Era l’88, la Laverda era in una fase di difficoltà. Costava tredici milioni. Le offrii tutto ciò che avevo: sei milioni. Poi l’ho venduta per sposarmi. Nel 2008 leggo un annuncio: …motore preparato da Brettoni… me la sono ricomprata. Era preparata e partiva solo con l’avviatore così abbiamo adeguato l’impianto elettrico: 6 candele speciali, accensione elettronica aggiornata e una batteria ultrapotente. Lo scarico è artigianale di Giuliano Cogo. Per strada è sempre un missile!”

Laverda

500 SFC 79 DREAM

“La 500 SFC 79 DREAM è la mia Cafe Racer. Quasi quarant’anni per concepirla”. L’incontro con l’amico Giuliano Cogo, meccanico, restauratore, ex dipendente Laverda e Aprilia e membro della Squadra Corse gestita dall’Ing. Piero Laverda, ha permesso a Pino di sistemarla.

“E’ esattamente come la desideravo: il 500 Laverda che mancava all’epoca, in linea con i Ducati Pantah, Santamonica o Laguna Seca. Nelle gare di derivate il Formula se la giocava ma solo perché veniva preparata da gente che ci credeva. Personaggi come Cavazzin hanno fatto la differenza”. Telaio, libretto e  targhe originali, motore 668cc Laverda Zanè da 75 cv raffreddato ad aria e olio con due carburatori da 42. Forcelle Marzocchi M1R38, cerchi Marvic in magnesio dell’epoca, forcellone scatolato Laverda in alluminio, ammortizzatori Bitubo dell’epoca, Brembo flottanti da 320 con 4 pistoncini e il “vestito” della 500 Montjuich che vinse due volte la 24 Ore di Barcellona 1978-79.

Oggi l’attività degli appassionati Laverda prosegue nei raduni in pista. Pino in queste occasioni utilizza il suo Formula 750 raffreddato ad acqua del periodo Laverda-Zané con prima immatricolazione Laverda Spa, una ex-work bike, con pezzi speciali, poi venduto al concessionario Bartoli di Macerata con l’impegno scritto di non commercializzarla. “La Laverda chiuse i battenti e me la comprai da Bartoli. E’ una moto bella cattiva: leggera con 100 cv. Ha un deltabox in alluminio fantastico, le sospensioni Paioli da competizione, i cerchi Marchesini, i Brembo flottanti da 320”.

E’ ormai tardo pomeriggio quando ci salutiamo con Pino. Abbiamo visto alcune delle sue bellissime moto e ripercorso tante storie da raccontare. Questo incontro ci ha divertito ed emozionato. Per Pino Fabrizi le sue moto sono la realizzazione di un sogno. Sicuramente ci ha buttato un sacco di soldi ma l’ha fatto e continua a farlo. E’ in arrivo un 1000 SFC tutto in carbonio con cerchi da 17 pollici e tanti altri pezzi speciali… ma questo è il prossimo capitolo di una passione autentica che ha un solo nome: Laverda!

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Marco Cucchi

Formatore, consulente e coach nel settore automotive, cofondatore di HL Consulting srl, appassionato di Motorsport, autore del libro "Ayrton Senna, io c'ero" Edizioni Acar.