Superbike | Alla scoperta dei team 2020: Honda HRC

L’ultima tappa del nostro viaggio alla scoperta delle moto della superbike 2020 fa visita alla Honda. Il team giapponese, dopo anni senza un team ufficiale, torna nella categoria con il dichiarato obiettivo di vincere subito.

Le premesse per una stagione che veda Honda come protagonista ci sono tutte. La moto sembra, ingegneristicamente parlando, perfetta e i piloti ingaggiati promettono prestazioni in pista ed esperienza per lo sviluppo. Tuttavia, alla prova del circuito, la moto ha dimostrato alcuni limiti che attestano che il lavoro a Saitama non è ancora finito.

Foto: Gpone

La moto, la CBR 1000 2020, è una lontana parente dell’obsoleta CBR che che quest’anno correrà ancora con il team Althea. La casa giapponese ha infatti basato la nuova moto su alcune caratteristiche direttamente prelevate dalla RCV 213 V-S che corre in MotoGP. La potenza del motore è impressionante e, anche a un orecchio non esperto, risulta evidente il maggior numero di giri che riesce a raggiungere la moto a massima potenza. Tuttavia, come avvenuto in parte l’anno scorso con Ducati, la moto sembra faticare e tende a essere imprevedibile in approccio e percorrenza di curva. Un altro problema riscontrato nelle sessioni di test a Portimao e a Jerèz sta nel comportamento in accelerazione, in quanto la moto tende troppo ad impennare o scodare. Un problema simile lo ebbe la Ducati in motogp a fine degli anni duemila.

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Dei problemi e dei limiti che ha la moto ne ha parlato Alvaro Bautista dopo la sessione di test a Portimao. Lo spagnolo si è concentrato sopratutto sullo stato di sviluppo della moto che, a suo parere, è nettamente in ritardo. Mancherebbe sopratutto una base da cui partire per programmare un piano di sviluppo della moto. Il principale problema, sempre secondo Bautista, è il ritardo nella progettazione della moto. Una situazione simile l’aveva vissuta con Ducati l’anno scorso ma, al momento dei test, la moto era già a un buon punto di progettazione e di sviluppo. Per Honda sarà fondamentale la due giorni di test a Philip Island e le prime tappe stagionali che fungeranno da “apprendistato” per la moto e il team.

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