Superbike | Bilancio di una stagione particolare

Domenica è terminata la stagione 2020 della Superbike. Dopo tre giorni tiriamo il bilancio di quest’annata fuori dal comune.

Superbike 2020
Foto: profilo Twitter @BBCSPORTNI

Con Gara2 del GP del Portogallo, è andata in archivio la stagione 2020 dell’universo Superbike. Una stagione che, vuoi per il Covid, vuoi anche per altre dinamiche, è stata transitoria e assolutamente fuori dagli schemi.

Questa prima affermazione potrebbe apparire fuori luogo a un avventore casuale che si limita a guardare la classifica finale. Infatti, le case che si lottano il titolo sono una delle poche conferme viste nel Mondiale Superbike 2020: Kawasaki, nonostante una moto meno “moderna” in fatto di soluzioni tecniche, si conferma la moto più equilibrata e che meglio si adegua a ogni tipo di circuito.

Kawasaki

In Giappone e a Barcellona (dove è ubicata la sede del team) si fa festa grande per i risultati in questo Mondiale 2020 della Superbike . Il sesto mondiale consecutivo di Jonathan Rea non è di sicuro arrivato per caso. È stato, infatti, frutto di un intensa opera che, dal primo manager all’ultimo stagista, ha visto un grande impegno e dedizione.

Nonostante può essere etichettato come “da pazzi” giudicare la stagione della Kawasaki come “fuori dagli schemi e transitoria”, in alcuni particolari lo è stata. Questi piccoli o grandi particolari sono prettamente due: sicuramente è stato fuori dagli schemi vedere un Alex Lowes tanto in difficoltà dopo un debutto da urlo in Australia (2 podi e una vittoria nella terra dei canguri) e, d’altro canto, è stata una stagione di transizione prima di vedere la nuova moto che sarà un’evoluzione dell’attuale, e che debutterà nel prossimo campionato e, come sperano gli appassionati, potrà far migliorare le prestazioni del fratello del più famoso Sam.

I team privati, nonostante disponessero di una moto molto ben bilanciata e facile da guidare, non hanno propriamente brillato. Il pilota che meglio ha fatto con una moto Kawasaki è stato Xavi Fores. Lo spagnolo di Puccetti, chiamato a sostituire Razgatlioglu, ha comunque deluso le aspettative, chiudendo il campionato con 45 punti e la quinta posizione nella classifica dei piloti indipendenti. Infatti, Puccetti ha annunciato l’arrivo di Mahias per la prossima stagione. Non è andata certamente meglio a Sandro Cortese: il pilota del Team Pedercini, infortunatosi a Portimao, ha saltato il resto della stagione e non è ancora certa la sua partecipazione al prossimo campionato.

Ducati

Ducati, come avviene dal 2017, insegue la moto giapponese dell’ormai sei volte campione del mondo. Quest’anno, Con un Redding pronto a consacrarsi a livello mondiale nelle derivate dalla serie, e una Panigale V4R più rodata, Ducati era sicura di potersi giocare qualche carta in più. A Borgo Panigale, nonostante sia sfuggito ancora il titolo che in Emilia manca dal 2008, possono sicuramente essere soddisfatti di aver chiuso la stagione con “soli” 55 punti di distacco da Jonathan Rea. Infatti, al termine della stagione 2019, Alvaro Bautista accusava un passivo di ben 165 punti. in casa Ducati non si parla di anno fuori dagli schemi, ma sicuramente di transizione, Al circuito dell’Estoril e terminata l’esperienza settennale di Chaz Davies che, dopo stagioni a lottare per il titolo, ha vissuto due stagioni difficili che lo hanno portato a salutare la casa italiana per fare spazio a Michael Rubèn Rinaldi.

Team privati Ducati

L’ex pilota Go Eleven è stata la grande sorpresa del campionato. Giunto in Superbike l’anno scorso con Barni, Rinaldi ha dimostrato tanto potenziale ma pochi risultati. Questi ultimi sono arrivati quest’anno, dove il pilota ha vinto il trofeo indipendenti e ha chiuso la stagione con una vittoria, due podi e soli tre piazzamenti fuori dalla zona punti. Questi risultati hanno permesso al team italiano di migliorarsi dopo la modesta stagione 2018.

Non è stata, invece, una grande annata per i team Barni, Brixx Performance e Motocorsa. Barni ha dovuto correre tutta la stagione con piloti momentanei dopo la risoluzione del contratto con il povero Leon Camier, tormentato dai problemi alla spalla. Per il team Brixx Performance è stata una degna stagione di debutto. Il team si è affidato a un grande conoscitore della Superbike come Sylvain Barrier che è riuscito a racimolare 12 punti. Non è stata una stagione facile neanche per il Team Motocorsa. La squadra, che ha affidato la sua Ducati Panigale al “Tati” Mercado, si può dire alla fine soddisfatta del risultato finale (settima con Mercado nella classifica indipendenti), ma rimane con l’amaro in bocca dato dall’infortunio dell’argentino che lo ha costretto a riposo per 2 round stagionali e che, conseguentemente, ha tarpato le ali alla squadra italiana.

Yamaha

A Iwata c’è aria di relax. Yamaha non poteva pensare di correre per il titolo e, tutto sommato, hanno confermato i risultati del 2019. Tuttavia, il 2020 di Yamaha è stato un anno di grande transizione. Razgatlioglu, che ha sostituito Lowes, ha patito più del previsto il passaggio da Kawasaki all’altra moto giapponese e solo all’Estoril ha dato prova del suo potenziale.

Insieme all’arrivo del turco , Yamaha ha dato via al progetto giovani con la collaborazione del team GRT. Infatti, nel team satellite hanno corso Garrett Gerloff, proveniente dal MotoAmerica e presentatosi come vero oggetto misterioso del Mondiale, e Federico Caricasulo, vice campione del mondo Supersport. L’annata dei due piloti è stata completamente diversa: se Gerloff è riuscito a fare prestazioni oltre le aspettative e si è guadagnato il rinnovo del contratto, Caricasulo ha faticato non poco e, dulcis in fundo (si fa per dire), si è visto appiedato da Yamaha che, per la prossima stagione, gli ha preferito il semisconosciuto Nozane. Il giapponese non sarà l’unico innesto in Yamaha: Andrea Locatelli, dominatore assoluto della Supersport 2020, prenderà il posto di Van der Mark che passerà in BMW. L’arrivo di Locatelli, se abbinato a delle rinnovate difficoltà di adattamento di Razgatlioglu, potrebbero portare Yamaha a vivere l’ennesimo anno di transizione e fuori dalla lotta per l’iride.

Honda

Quando si parla del 2020 di Honda non si parla di anno di transizione, ma bensì di cantiere aperto e con molto lavoro da fare. Rientrata con un team ufficiale dopo anni di assenza,  da Honda ci si aspettava qualche passo in avanti in più nel corso della stagione. Tuttavia, vista anche la situazione data dal Covid, alla casa giapponese si può concedere più di un’attenuante. Honda ripartirà dai riconfermati Haslam e Bautista. Il primo rimane un’ottima soluzione che coniuga esperienza e prestazioni, il secondo, nonostante qualche caduta di troppo, rimane uno dei migliori piloti della griglia del mondiale.

Degna, negativamente, di nota, la vicenda che ha coinvolto Althea e il team Mie. Dopo un anno e mezzo di collaborazione, i due team si sono separati a metà di una stagione che, se possibile, è stata ancora peggiore della precedente e che fa nascere diversi interrogativi sul proseguimento di questo progetto.

BMW

Per la casa tedesca vale lo stesso discorso di Honda con l’aggiunta di alcuni aggravanti. BMW, dopo il rientro ufficiale nel 2019 dove aveva gettato delle buone basi, era chiamata a fare una stagione di medio/alto livello. La realtà, invece, è stata di un tenore ben più basso. Sykes e Laverty hanno avuto a che fare con una moto che, se non è peggiorata, non è sicuramente migliorata rispetto all’anno d’esordio. La moto, potente in qualifica, non ha mai dimostrato un passo gara  competitivo, e ciò ha condannato i due piloti a chiudere la stagione fuori dalla top ten.

A Stoccarda sono però fiduciosi per il 2021. L’arrivo di una nuova moto, sviluppata con la divisione Motorsport, lo sviluppo seguito da Sykes e l’arrivo di un pilota di grande esperienza come Van der Mark possono rilanciare le prestazioni e le ambizioni della casa di Stoccarda.

Un’ulteriore novità può essere dall’arrivo di un team clienti. Il team MGM, che ha corso alcune Wild Card con Folger, potrebbe entrare in pianta stabile nel Mondiale come team satellite di BMW. Questa cosa permetterebbe alla casa tedesca di velocizzare il proprio processo di sviluppo della nuova moto.

Aprilia

Il rientro dell’azienda di Noale era estremamente atteso, ma è arrivato in punta di piedi. Infatti, Aprilia ha compiuto il ritorno nel mondiale Superbike 2020 con delle Wild Card, una moto non proprio prestazionale, e con un team privato. A portarla in pista è stato Cristophe Ponsson che, per via di ciò che è stato detto, non è riuscito a centrare piazzamenti di rilievo. Anche nel caso dell’Aprilia questo è stato un anno di transizione. Il ritorno è stato un passo importante per l’azienda italiana che sta ancora valutando la fattibilità di un impegno stabile nel mondiale delle derivate. Tutte le chance per il ritorno a tempo pieno passano per l’eventuale via libera al portare in pista la RSV4 1100.

Conclusioni

Il campionato 2020 di Superbike, nonostante abbia confermato gli equilibri, è stato comunque  avvincente e interessante da seguire, grazie alla lotta per il titolo risolta solo nell’ultimo round. Per il futuro ci si deve attendere un’annata ancora combattuta e non esente da sorprese e colpi di scena.

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Mattia Lisa

Studente di storia, appassionato di motori e speaker radiofonico