Viaggio alla scoperta dei telai di Formula 1 [Seconda parte]

Continua il viaggio alla scoperta della realizzazione dei telai di Formula 1 e delle auto da competizione in fibra di carbonio.

Telai Formula 1
Foto: Shower Talk

Nella prima parte abbiamo conosciuto le figure dei laminatori e dei rifinitori, veri e propri artigiani della fibra di carbonio.
Entrambi devono disporre e rifilare il materiale seguendo con cura le indicazioni dei progettisti raccolte in un documento, il ‘ply-book’. Persino l’inclinazione delle fibre di carbonio ha un’importanza cruciale nell’esito del processo. Tuttavia, il loro compito non si limita alla mera esecuzione delle direttive degli ingegneri. Gran parte del risultato finale dipende anche dalla loro esperienza, indispensabile nella riuscita del progetto. Telai Formula 1

Per non alterare le caratteristiche del progetto ad esempio, serve una precisione al decimo di millimetro. Le imprecisioni si traducono in uno scostamento dell’aerodinamica e delle proprietà meccaniche dalle simulazioni, che portano a delle perdite di prestazione e di tempo per identificare la radice del problema.
Spesso si sente parlare delle incongruenze tra i dati raccolti in galleria del vento e l’effettivo riscontro aerodinamico in pista quale uno dei maggiori grattacapi di un team. Sebbene parte del problema risieda nelle metodologie di simulazione al computer, analisi dati e utilizzo della galleria, non è da escludere tra le possibili cause una qualità non eccellente dei pezzi prodotti. Ecco quindi che l’esperienza, la manualità e la bravura dei laminatori, unite ad una buona organizzazione del reparto produttivo, diventano tanto importanti quanto il lavoro di progettazione.

Sicurezza al primo posto

La meticolosità dei laminatori inoltre è cruciale anche nella solidità finale del telaio, fondamentale per garantire la sicurezza del pilota in caso di incidente.
Ne è una prova la testimonianza di Matteo Schianchi, docente del C-Lab Experis Academy con decine di anni di esperienza in aziende e team ai vertici del motorsport. Tra i tanti telai che Matteo ha contribuito a realizzare, vi è anche quello dell’Audi R18 LMP1 con cui la casa dei quattro anelli ha preso parte alla 24 ore di Le Mans 2011.

Foto: Audi Media Center 

La vettura con la scocca in questione è quella con cui corre l’equipaggio Kristensen-Capello-McNish.
In gara, Allan McNish si appresta a doppiare una Ferrari GT. Un piccolo contratto tra le due vetture fa perdere il controllo all’Audi, che schizza contro le barriere, impattando a forte velocità e spargendo una gran quantità di detriti tutt’intorno.
Il prototipo è completamente distrutto e per una manciata di minuti interminabili tutti trattengono il fiato, in attesa di avere notizie del pilota. Le telecamere si alternano tra i rottami della R18 e i volti in apprensione degli uomini nel box Audi. Poi, McNish fa la propria comparsa fuori dall’abitacolo intatto, alzandosi sulle sue stesse gambe.

Senza aver seguito la gara, Matteo viene convocato il giorno dopo insieme ai propri colleghi dal capo-reparto. Una volta arrivato, con suo  grande stupore riceve i più sentiti complimenti per l’eccellente lavoro svolto in fase di realizzazione del telaio della R18, come provato dalla sua integrità nonostante il terribile schianto. Commentando l’episodio, Matteo affermerà poi che la sensazione di aver contribuito a salvare una vita lo ha accompagnato per il resto della sua vita.

Matteo Schianchi, docente del C-Lab Experis Academy

Come si formano i nuovi maestri del carbonio?

In conclusione, quella del lavoratore del carbonio è una figura con un’importanza maggiore di quanto si tenda a pensare.
L’unica realtà a fornire formazione in materia è Experis Academy. Grazie al suo C-Lab di Fornovo di Taro, nel cuore della Motor Valley italiana, che riproduce fedelmente l’intero processo di lavorazione del materiale composito, l’Academy di Experis è in grado di offrire la più avanzata formazione tecnica sul campo, per la specializzazione di giovani talenti.
E’ lecito dunque credere che i realizzatori delle Formula 1 del domani manterranno un forte legame con la tradizione dell’automobile, andando a formarsi nella terra dove sono nate alcune tra le auto da corsa più celebri della storia.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Ho lavorato nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.