WEC | Presentato a SPA il prototipo a idrogeno per la rivoluzione del 2024

Sabato 22 Settembre sul circuito di Spa Francorchamps si è esibito un prototipo a idrogeno in vista dell’introduzione di una nuova classe alla 24 ore di Le Mans del 2024. Idrogeno Le Mans

Idrogeno Le Mans
Foto:Jakob Ebrey Photography

Il progetto si chiama “Mission H24” e ha come obiettivo l’introduzione di una classe per vetture a idrogeno alla 24 ore di Le Mans del 2024.
In occasione del 5° round della European Le Mans Series sul tracciato belga di Spa è stata presentata la LM PH2G, prototipo sviluppato dalla Green Gt, azienda specializzata nella realizzazione di veicoli a idrogeno.
Già nel 2016 un’altra vettura a idrogeno della Green Gt si era esibita a Le Mans in occasione della 24 ore, guidata da Olivier Panis.

La LM PH2G si è esibita in alcuni giri di pista senza alcuno scopo prestazionale e di consumi ed è stato anche eseguito un rifornimento a fine dimostrativo. Attualmente il progetto si trova in una fase embrionale, ma lo scopo è quello di raggiungere degli obiettivi di sviluppo in successione fino all’impiego di tale tecnologia alla 24 ore di Le Mans del 2024.

La LM PH2G

La LM PH2G adotta un telaio LMP3 ed è dotato di tre serbatoi disposti attorno al pilota dove l’idrogeno viene immagazzinato a 700 bar, quindi circa 700 volte la pressione atmosferica. L’idrogeno alimenta la fuel cell per la produzione di corrente elettrica, dove arriva anche l’aria contenente ossigeno, appositamente filtrata, deumidificata e compressa. Di conseguenza sono presenti anche un compressore e un deumidificatore.

La trazione elettrica rende facoltativo l’adozione di un cambio, che infatti è assente, sostituito da un riduttore con rapporto di trasmissione 1:6,3. Infine quattro motori elettrici alimentano l’asse posteriore, due per ogni ruota. La centralina regola la ripartizione di coppia tra le due ruote a seconda della traiettoria e della situazione ( torque vectoring), permettendo quindi di rinunciare al differenziale meccanico.

La LM PH2G è provvista anche di un KERS (Kinetic Energy Recovery System) per il recupero dell’energia cinetica in fase di frenata.
Di seguito le principali caratteristiche:

  • Potenza massima: 480 kW (653 hp);
  • 4 motori elettrici;
  • Capacità del serbatoio: 8,6 kg di Idrogeno;
  • Pressione nei serbatoi: 700 bar;
  • Kers con potenza di 250 kW per 20 s;
  • Batteria del KERS: 700 V e 2,4 kWh;
  • Peso: 1420 kg;
  • 0-100 kmh: 3,4 s;
  • Velocità massima: superiore ai 300 kmh
  • Tempo di rifornimento: 3 min;
  • Autonomia: equivalente ad altre macchine da corsa con prestazioni simili.

L’Idrogeno: i vantaggi e i limiti

La propulsione a idrogeno sfrutta il funzionamento della Fuel Cell, dove le molecole di idrogeno, immagazzinate in appositi serbatoi, si ricombinano con le molecole di ossigeno normalmente presenti in aria attraverso una reazione chimica. Il prodotto della reazione è vapore acqueo, calore e soprattutto elettricità, che può essere usata per azionare i motori elettrici e spingere la macchina.

L’idrogeno può essere ottenuto tramite fermentazione di bio risorse come le biomasse o il metano, oppure tramite elettrolisi dell’acqua. Il processo impiega corrente elettrica, ottenibile tramite impianti a gas o fonti rinnovabili, per dividere le molecole d’acqua in idrogeno e ossigeno.

Le preoccupazioni per le emissioni di gas inquinanti e le sempre più stringenti limitazioni legislative hanno spinto le cause automobilistiche a studiare sistemi di propulsione più efficienti ed ecologici.
Dapprima si è diffusa la tecnologia ibrida, che combina il classico motore termico con l’energia elettrica, spesso generata direttamente a bordo tramite sistemi di recupero di energia, riducendo in questo modo la quantità di combustibile necessario.

Successivamente c’è stata lo sviluppo della propulsione elettrica. In seguito alla nascita della Formula E, nel panorama motoristico internazionale si stanno diffondendo categorie quali la Moto E, l’Electric GT, l’E-TCR, il Jaguar I-Pace eTrophy e dal 2020 anche il Rallycross elettrico.
Gli attuali limiti della tecnologia elettrica sono rappresentati dalla produzione di corrente, ancora legati in gran parte agli impianti a gas alimentati a combustibile rispetto alle fonti rinnovabili, e al suo stoccaggio. Allo stato attuale la tecnologia più diffusa è costituita dalle batterie agli ioni di litio, sul cui smaltimento vi sono ancora dei problemi da risolvere.

Uno dei vantaggi della  tecnologia a idrogeno risiede nel  fatto che la corrente elettrica viene prodotta direttamente a bordo, riducendo quindi le dimensioni delle batterie necessarie per immagazzinare la corrente, abbassando notevolmente anche il peso della vettura.
Inoltre l’idrogeno può essere prodotto, oltre che da altra corrente, anche da biomasse e gas metano, riducendo quindi nel complesso le emissioni inquinanti rispetto a una macchina elettrica.
Infine, mentre le moderne vetture elettriche necessitano di tempi di ricarica dai 30;minuti fin oltre le due ore,;l’esibizione di Spa ha dimostrato di come possa essere effettuato un rifornimento in soli 3;minuti.

D’altra parte vi sono anche dei limiti, legati principalmente alle difficoltà di immagazzinare l’idrogeno e alla sua pericolosità, essendo una sostanza altamente esplosiva e infiammabile. Tuttavia al giorno d’oggi i rischi dell’idrogeno sono stati individuati e grazie all’adozione di apposite contromisure e serbatoi sottoposti alle più stringenti normative,;gli esperti assicurano che l’idrogeno è più sicuro rispetto a qualsiasi combustibile utilizzato all’aria aperta.

Le parole

Pierre Fillon, presidente dell’ACO, ha così dichiarato: “Mission H24 impersona il nostro impegno e le nostre credenze. Lo scorso Giugno all’ 86^ 24 ore di Le Mans, abbiamo annunciato la nostra intenzione di creare una classe a Idrogeno per il 2024. Le cose adesso stanno iniziando a concretizzarsi. Crediamo nell’idrogeno, così come abbiamo creduto nella tecnologia ibrida e nell’introduzione di un quantitativo di energia limitato.

Oggi le macchine ibride sono guidate sulle strade pubbliche di tutto il mondo. La ricerca è un impegno continuo per noi e gli organizzatori della 24 ore e comprende i temi di sicurezza, performance, consumi ridotti e;cura dell’ambiente. All’ACO abbiamo sempre lavorato al fianco dei costruttori e delle altre parti interessate nel settore automotive e;vediamo Mission H24 come un impegno genuino per;la mobilità del futuro. Con l’assistenza di Green GT ci approntiamo a;questa nuova sfida e continueremo a tenervi aggiornati di ogni passo lungo la strada verso il nostro obiettivo finale nel 2024.

Si è espresso anche Yannick Dalmas, tetra vincitore a Le Mans e pilota durante l’esibizione di SPA: “E’ un privilegio essere parte di un evento simile, prendere il;volante di una macchina spinta a idrogeno. Posso assicurarvi che non ero per niente preoccupato di guidare una macchina con l’idrogeno a bordo. Tutto è perfettamente sotto controllo con numerosi controlli e misure di sicurezza. Il silenzio del prototipo quando lascia la pit lane è notevole. Da delle differenti sensazioni da guidare ed è stato necessario che mi spiegassero svariate procedure. Per una macchina che è ancora nella fase di sviluppo, l’intero pacchetto è molto promettente”.

Uno dei costruttori più interessati all’introduzione dell’idrogeno a Le Mans è la Peugeot.
Restano sei anni di tempo per portare avanti il più possibile questa nuova  e affascinante tecnologia.
Nel 2024, considerando la classe GT e le future LMP1, assieme al progetto 424 di Nicolas Perrin e a Mission H24,;c’è la possibilità di veder correre a Le Mans 4 tecnologie differenti: motore termico, ibrido, elettrico e idrogeno.
Non resta che aspettare per vedere cosa riserverà il futuro.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Lavoro nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.